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Focus 04/08/2026 18:19

Ezzalzouli, Nusa, Schade o Bahoya: cosa cambia tra i 4 esterni più nominati per la Roma

LAROMA24.IT – È passata poco più di una settimana da quando Summerville ha preferito l’Arabia e costretto la Roma, e chiunque ne parli, a riprendere in mano l’anagrafe degli esterni sinistri, di piede destro. Si contano almeno una decina di nomi, alcuni ripetuti, altri fugaci. In ordine sparso: Godts, Aktürkoğlu, Mbaye, Fofana, El Mala, Kevin, Adingra, Schade, Bahoya, Nusa e Ezzalzouli. Restano fuori Mastantuono ed Endrick, perché superano le linee di demarcazione per il piede preferito, mancino, già ridondante nell’attacco romanista. Da quei nomi, mescolati nei discorsi e infilati ormai a cantilena da rischiare la sovrapposizione, ne teniamo tre, i più ripetuti: dunque Ezzalzouli, il più recente, Nusa, il primo amore, Schade e Bahoya tra quelli in seconda fila. Per vedere o immaginare come, al di là della mera classificazione di ruolo, si differenzino per inclinazioni e, di conseguenza, in un possibile inserimento nella struttura di Gasperini.

EZZALZOULI – È il nome più recente, arroventato in fretta e poi progressivamente stemperato nell’arco di un paio di giorni, come vuole la prassi estiva. Oltre la ripartizione in numeri, che l’ha visto raggiungere la doppia cifra quest’anno dopo 4 campionati in cui il record era fermo a 4 come numero massimo di reti segnate in campionato, Ezzalzouli vive e prende forma a ridosso della linea laterale del campo. Ez Abde, come si legge sulle spalle della maglia che indossa in Liga, funziona prevalentemente così: isolato in 1 contro 1 sulla linea laterale. Riceve, rigorosamente sui piedi, massaggia il pallone rallentandone i giri e facendo rilassare la postura difensiva avversaria. Da qui, poi, con accelerazioni improvvise, aiutate da finte di corpo perlopiù, guadagna un vantaggio dinamico sull’avversario e accede all’area di rigore prevalentemente dal lato corto, dall’ingresso laterale. In questo tipo di situazione è un giocatore difficilmente disinnescabile, per via della forza che sa sprigionare in accelerazione più che per pura brillantezza del dribbling. Sarebbe comunque un facilitatore di superiorità numeriche in una squadra, come la Roma, che spesso tende a raggiungere gli spigoli dell’area di rigore e vi accede, regolarmente, proprio da quel segmento.

Ezzalzouli, come invece si legge quando gioca per il Marocco, non mostra particolare varietà nel dribbling, ancor meno nei posizionamenti, faticando a smarcarsi in corridoi più centrali o in generale in spazi più trafficati. Tanto da risultare ripetitivo anche nel tipo di ricezioni, spesso spalle alla porta, con l’avversario che gli preme contro, in particolare durante gli attacchi più posizionali. Questo è uno dei temi su cui il lavoro di Gasperini potrebbe aprirgli nuove frontiere, con movimenti preparatori che gli offrirebbero qualche ricezione più aperta. Dal vertice dell’area, più spesso, guadagna il fondo del campo ma, quando può convergere per l’interno, difficilmente lo si vede associarsi coi compagni, piuttosto può sprigionare un calcio secco, non estremamente pulito o preciso, ma con traiettorie e voltaggi che sanno risultare fastidiosi.

In generale Ezzalzouli, come si è capito, ama ricevere addosso, fermare il tempo fissando il proprio marcatore e poi batterlo a duello. In questo modo, però, sembra ridurre le sue capacità che raccontano come sappia toccare velocità importanti: 36,3 km/h il picco nell’ultimo campionato. Ed è qualcosa che, tolti i momenti di transizione, raramente si riesce ad apprezzare nel gioco di Ezzalzouli, per via di quella bassa predisposizione ad attaccare la profondità o in generale a movimenti senza palla. Se mai dovesse ritrovarsi alle dipendenze di Gasperini, quella sarebbe un’ottima opportunità per arrotondare la sua sfera di competenza. Quel modo di inarcare la schiena quando si mette in moto, unita alla frangia, richiama qualcosa di Perotti, col quale ha in comune la passione per l’arte del dribbling e, rispetto all’argentino, ha una strumentazione fisica superiore senza però raggiungere la squisitezza tecnica che era la cifra predominante del monito. Il 2001 marocchino, acquistato dal Betis per 7,5 milioni nel 2023, ha fatto il suo scatto di carriera, anche in termini di valutazione economica, per aver rotto il muro dei 10 gol nell’ultimo anno. Di colpo, Ezzalzouli è risultato più incisivo all’interno dell’area di rigore, con un ventaglio realizzativo che l’ha visto segnare in più modi: azioni solitarie partite lateralmente, rovesci improvvisi in transizione e, soprattutto, la presenza di Anthony sul lato opposto ha avuto la conseguenza di portarlo più spesso all’interno dell’area di rigore per finalizzare gli assist o i pericoli generati dal dirimpettaio brasiliano.

Nel 4-4-2 di Pellegrini costruito su principi di pressione zonali, il numero 10 ha mostrato un’applicazione e un’aggressività, quando necessaria, che lo rendono facilmente immaginabile nella distribuzione di compiti difensivi che Gasperini richiede.

NUSA – Se Ezzalzouli è una passione recente, con qualche timido accenno passato, Nusa è un vero amore di mercato, presente già dal 2024 sui rotocalchi di calciomercato della Roma. Andrà al Lipsia, proprio quell’estate, garantendo al Bruges 21 milioni di euro. Nel frattempo, l’Italia ne ha pesato il potenziale proprio nelle sfide contro la Norvegia ma, a due anni di distanza, l’esterno di papà nigeriano e mamma norvegese non ha ancora definitivamente aperto il cassetto delle sue potenzialità. Oggi, infatti, comprare Nusa ha costi decisamente superiori rispetto a quelli di due anni fa, un infortunio al ginocchio, nel 2024/25, e un altro alla caviglia nella passata stagione, che ne hanno ridotto la continuità e lasciato ancora inesploso il suo potenziale.

Tutto questo, però, a 21 anni appena compiuti e a confrontarlo agli altri in lista, non c’è dubbio su chi abbia le scorte maggiori di talento. Tutt’altra storia, però, è stabilire se queste poi, un giorno, troveranno definitivamente compimento. La naturalezza con cui Nusa pattina, più che correre, tra gli avversari e sulla pista da calcio è disarmante: il pallone sembra sincronizzarsi autonomamente al ritmo di quegli appoggi leggeri che lo fanno scivolar via sul campo. Rispetto agli altri, poi, Nusa sta già imparando a vivere da giocatore attenzionato, sul quale suona immediatamente l’allarme quando è in possesso o l’oggetto di specifici accorgimenti degli allenatori avversari. Scorre via leggiadro in campo aperto ma sa districarsi anche in spazi più stretti, con una pulizia e rapidità nello spostare il pallone che è decisamente fuori dalla media del ruolo.

Dall’altra parte, però, ha meno struttura, non solo intesa come conformazione fisica. Pare avere ancora soltanto l’istinto fanciullesco come unica guida nelle scelte, tanto da farlo sembrare sbadato in alcune intenzioni o esecuzioni. L’effetto è che il numero di palloni persi risulta ancora alto più per immaturità che per difetti d’esecuzione. Ma è il prezzo, necessario, per vedere fin dove può spingersi. Il set tecnico è di assoluto valore: l’uno contro uno frontale è di alto livello per capacità fisiche e accuratezza tecnica, sa ricevere anche sotto pressione, proprio per la fama di enfant prodigee che l’accompagna ormai da anni, variando spesso il modo in cui scarta il pallone quando è chiamato a ricevere con una marcatura forte addosso. Questa varietà di soluzioni, nel dribbling e nelle ricezioni, ne tratteggia il profilo con ambizioni di prima fascia. In ogni partita, o quasi, è possibile vedere un lampo del suo talento che, tuttavia, oggi ha tempi di ricarica ancora troppo lunghi per farlo ascendere al rango superiore.  

Nusa nasce sulla linea laterale ma poi prende forma e colore anche all’interno del campo, qui spesso finisce per prendersi i maggiori tempi di ricezione: le sue corse sono montate in diagonale, orientate alla porta, ma non trovano adeguato riscontro nei numeri per una ricerca della perfezione esecutiva. Il tiro di Nusa, infatti, è sempre calibrato per raggiungere gli angoli più angusti della porta, la preparazione è spesso sofisticata, composta da più tocchi seppur ad innesco immediato. Questo, da una parte, è il motivo di gol sfavillanti, anche su conclusioni da fuori, ma ne limita il quantitativo. A Nusa, sostanzialmente, manca lo sporco per alzare i numeri: sono praticamente assenti le chiusure sul palo lontano su un traversone dalla corsia opposta, la risoluzione di palloni vacanti o la capacità d’anticipazione sui rimbalzi in area. Anzi, forse, questo pare ancora non interessarlo a sufficienza. Raramente, poi, conclude di prima intenzione, tra le soluzioni più redditizie in area di rigore.

Tra Norvegia e Lipsia, infine, ha già fatto esperienza di sistemi collettivi di pressing o pressione, ai quali comunque non si sottrae ma pare meno naturale immaginarlo a seguire il proprio riferimento lontano dalle sue zone di competenza.   

SCHADE e BAHOYA – Dietro i nomi più ridondanti degli ultimi giorni, nella miriade di esterni accostati, c’è un altro 2001, come Ezzalzouli, e un altro 2005, come Nusa. Entrambi hanno a che fare con la Bundesliga, uno come punto di partenza prima di salpare per la Premier League, l’altro vi risiede ancora dopo esser stato prelevato dalla seconda serie francese poco più che maggiorenne. Il primo, ancora 24enne, è Kevin Schade, il secondo, appena 21enne, è Jean-Mattéo Bahoya.

Schade è quello, tra i 4, che si è dovuto organizzare maggiormente per trovare una comfort zone fuori dalla classica ricezione pulita nei pressi della linea laterale. Spesso è stato il bersaglio di costruzioni dirette del Brentford per superare l’aggressività avversaria iniziale, è quello con più centimetri (185) dei 4 analizzati, con più argomenti nel gioco aereo: 3 i gol di testa in questa stagione, 4 in quella precedente. Nei dati è anche quello che ha raggiunto la velocità maggiore, 36,5 km/h, con una struttura e una conduzione in corsa che, con l’esperienza in Premier League, appare la più resistente ad immaginarla in ogni altro campionato. Ed è anche quello in grado di ripetere più sprint, 26,2 in media a partita, praticamente il 25% in più rispetto a Nusa per dare un termine di paragone. Seppur su due abbia un notevole vantaggio d’età, è anche quello ad aver segnato più gol in carriera, eppure la capacità realizzativa è uno degli aspetti che più gli viene criticato in Inghilterra. Il poligono delle doti fisiche è, probabilmente, il più ampio tra i concorrenti ma quello della raffinatezza, o, ancor meglio efficacia tecnica è forse il più ridotto.

Schade guadagna vantaggi principalmente innescato, soprattutto in campo aperto mentre finisce spesso per sbattere quando deve orchestrare una giocata in zone a più alta densità. Come posizionamenti abbandona spesso la corsia più laterale, anche per guadagnare seconde palle in zona centrale sul gioco diretto del Brentford, eppure qui, oltre a una capacità di conduzione resistente, affiorano limiti in rifinitura e non sono presenti nel bagaglio soluzioni balistiche che giustifichino la ricerca di tiri da fuori. Tra i quattro, comunque, appare quello più adattabile anche in ruoli o porzioni di campo differenti, rispetto agli altri che denotano un'inclinazione definita dalla sinistra del campo. Il punto principale è, come sempre, nel sapere cosa si cerca: se si vuole un giocatore che crei superiorità tramite dribbling, o generi pericoli da situazioni anguste, Schade difficilmente risponderà a dovere alle esigenze. Al contrario, in uno stile più diretto, caotico, che si rifugia anche in una serie di cross, come anche alla Roma accade in alcuni momenti, Schade sa come far volare i tavolini difensivi avversari.

Bahoya, invece, riporta il discorso nei canoni più frequentati. È l’esterno freak, dalla capigliatura anti-convenzionale e i calzettoni semi abbassati, la gamba esile ma ad alta elettricità che sa ricevere sull’ultimo lembo di gesso della linea laterale e da lì scoppiettare verso l’interno del campo per rifinire, ad oggi, più che finalizzare. Una conduzione frenetica che imbarazza l’avversario puntato, un utilizzo del sinistro che gli garantisce maggiore imprevedibilità rispetto alla media del ruolo nelle direzioni. Lui sì, s’appoggia volentieri alla linea laterale per ricevere, puntare il proprio avversario di riferimento, oppure combinare coi compagni per sprigionare una velocità sopra le soglie convenzionali.

Per conformazione fisica e per età risulta ancora particolarmente docile nei duelli e questo, quando non può garantirsi sufficiente vantaggio in accelerazione o cambio di direzione, trattiene verso il basso la percentuale di giocate positive. Ancora oggi mostra poca tendenza alla porta avversaria ma una predisposizione naturale all’assist, anche perché le sue ricezioni sono spesso lontane dall’area di rigore. Ma visto il percorso e l’età, appaiono argomenti ampiamente migliorabili.