In The Box 11/04/2026 11:54
Si stava peggio quando si stava peggio
LR24 (AUGUSTO CIARDI) - La Roma spazza via il Pisa e resta in corsa per il quarto posto. Pisa modesto. Ma era modesto pure quando si beatificavano le vittorie contro i toscani della Juventus di Spalletti e del Como di Fabregas, tanto per chiarire. La Roma spazza via il Pisa e resta in corsa per il quarto posto ma non se ne accorge quasi nessuno. Perché Roma è strana. Forse perché da sempre abituata a darsi un tono rinverdendo i fasti della magnificenza imperiale, quando davvero dominava il mondo, ha preso l'abitudine malsana di imbellettare qualsiasi forma del suo passato vendendolo come oro. Si spacciano da secoli per epiche avventure rionali le storie da osteria, quando si stava sotto botta di Papi e franzosi, fatte di zaccagne appizzate prima sotto ai tavoli e poi alla giugulare del malcapitato di turno perché ci si contendeva un quartino, una carta da gioco con cui barare o una baldracca attempata.
Si enfatizzano ancora oggi gli aneddoti su briganti locali che scimmiottavano le cosche meridionali, omettendo che per scarsa capacità organizzativa e per cupidigia si estinsero nel giro di un amen tradendosi e trucidandosi fra loro, spesso risparmiando il lavoro a forze dell'ordine e nemici. Nel calcio c'è un'incalzante voglia di pane e nostalgia per narrare ere e stagioni magre di vittorie. C'è chi spende le ultime erezioni ripensando al record di punti di Spalletti o per santificare ogni anno la data del quarto di finale (quarto di finale) in cui si ribaltò il Barcellona di Messi. Perché, in fondo, la frase "con Pallotta stavamo sempre in Champions League" (bugia colossale) suona un po' come "io stavo cor Libbanese". Linguaggio da social, mordi e fuggi, superficiale. Se ci si mette pure Claudio Ranieri a cavalcare l'onda, non siamo a cavallo. Non è la prima volta che ricorda come l'anno scorso la sua Roma sia arrivata a un punto dalla zona Champions League. E che da allora sono stati inseriti giocatori, anche giovani, che l'hanno migliorata.
Siamo abbastanza poco ingenui per capire che tale affermazione suoni come una risposta che segue a una botta, perché questi sono i giorni in cui ci si interroga sugli obiettivi da raggiungere per Gasperini, col tecnico che, va detto, non si tira indietro dal dire la sua. Botte e riposte, appunto. Da orbi. Se togliamo la malizia, dobbiamo pensare che a volte Ranieri, e nessuno sta mettendo in dubbio il suo amore per la Roma, parli più da allenatore che da consulente o da dirigente. Pure nel creare ambiguità di interpretazione quando fa la conta dei tecnici contattati e di quanti hanno detto di no. Esposizione dialettica che si presta a forzature e malizie. Cui prodest (visto che piacciono tanto i riferimenti a Roma antica)? Un polverone che in questo momento non contribuisce alla serenità. Perché gli allenatori spesso alzano polveroni, anche sbagliando, ma i consulenti-dirigenti di norma fungono da Folletto, aspirano polveri e sporcizia, non ci soffiano sopra. Ranieri lo sa bene, da allenatore della Roma, penultima avventura, a margine dell'addio di De Rossi diede pubblicamente del "testa grigia" a uno che all'epoca ricopriva il ruolo che oggi è il suo. Gli allenatori sono così. Ma se i dirigenti o consulenti parlano come gli allenatori, non c'è rimedio. Perché si fanno incalzanti le voci sui dissidi, o proprio sui dissing, nel centro sportivo. Fossero "soltanto" dichiarazioni da allenatore, ci sarebbe l'ennesima conferma che alla Roma manca terribilmente un dirigente che sia frontman e che abbia pelo sullo stomaco e docenza comunicativa. Se invece vogliamo cogliere sfumature tendenziose, allora possiamo fare valere la stessa teoria comparativa applicandola alle coppe: ok, la Roma l'anno scorso è finita a un punto dalla zona Champions League. Ma nelle coppe è uscita agli ottavi, mentre l'anno precedente con un neofita della panchina, De Rossi, e una squadra meno forte di quella dello scorso anno, arrivò in semifinale in Europa League. Quindi? Concentrarsi sul presente sarebbe un toccasana. Perché nel calcio da troppi anni si confondono fatti nefasti per fasti. Un po' come fischi per fiaschi. E il presente dice che la Roma è ancora in corsa per la Champions League, con un allenatore che per molti, speriamo non dentro Trigoria, è già diventato un problema. Mentre troppo spesso il problema è la Roma e non chi la allena.
In the box - @augustociardi
