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In The Box 08/08/2026 10:41

Rischio d'impresa capitolo quarto

LR24 (A. CIARDI) -  Tam tam metropolitano: è rimasto un budget risicato per completare il mercato, addio sogni di gloria, finiremo per rimpiangere Zaragoza. Da ieri il terrore corre sul filo. E non è figlio di farneticazioni, "da Trigoria trapela" che dopo gli arrivi di Castro, Koulierakis e Molina, la Roma, che era partita da Greenwood, per l'esterno d'attacco dovrà fare le nozze coi fichi secchi. Precisiamo: non è escluso questo finale mesto. Ma non diamolo per scontato.

Aspettiamo prima di seppellire il cadavere della sessione di mercato. Lo insegna la storia recente. Nel 2021, chi era abituato a pendere dalla labbra del club, credette in buonafede a Tiago Pinto, manco fosse un oracolo. Il general manager negava in modo perentorio che potesse arrivare Mourinho. Chi ne parlava veniva considerato eretico e rischiava di essere messo al bando. Sappiamo bene come andò a finire. Un anno dopo, chi continuava a pendere dalle labbra del dirigente portoghese, urlava che Dybala non sarebbe mai arrivato, a maggior ragione avendo ancora in rosa Zaniolo.

Anche in questo caso, la Roma decise di correre il rischio d'impresa. Stessa cosa l'anno dopo, quando arrivò Lukaku. I Friedkin sanno come si fa. Hanno il pulsante rosso che possono pigiare per stravolgere il copione. Per dare l'ok a operazioni considerate impossibili. Ora che Roma piange come se il mercato fosse finito, sta al proprietario sfruttare la chance per ribaltare il destino della Roma. Tipo Barbieri e Borghese nei format televisivi di cui sono protagonisti. Lo hanno già fatto. Sanno come si corre il rischio d'impresa, che non significa rischiare l'osso del collo, ma investire rompendo gli schemi. Non per prendere Haaland o Vinicius, non stiamo vaneggiando. Ma per immettere nel mercato quei liquidi che erano previsti in uscita a inizio estate per regalare a Gasperini l'esterno d'attacco che consenta il salto di qualità. Spiazzando i commercialisti alla Furio, che credono che il calcio sia una scienza esatta e che non accettano il contraddittorio.

C'è una vecchia regola non scritta del calciomercato: non cercare mai news dai club di riferimento, o quantomeno non considerarle verità assolute e inconfutabili. A maggior ragione se il club è la Roma di Friedkin. Che in questi sei anni ha spiazzato persino chi lavora a Trigoria. Questa puntata della rubrica non è uno slancio di ottimismo, è uno spunto di riflessione in un momento di crollo dell'umore generato dal passaparola e dal tam tam dellle ultime ventiquattro ore. Non è una smentita delle news funeste, non è uno scoop, ma una semplice messa in discussione di informazioni messe in circolo in modo forse troppo perentorio. Che non si basa su fantasie bagnate di bollenti nottate afose. La Roma stava davvero per mettere sul piatto quasi cinquanta milioni per l'esterno d'attacco. Poi il mercato ha preso altre direzioni, e sono arrivati calciatori che vanno a coprire i buchi indicati dall'allenatore. La Roma, anche stavolta, ha speso e, finora, non ha incassato. Una cessione di livello va messa in preventivo. Un arrivo importante non va escluso. Anzi, va ancora considerato fondamentale. Anche in virtù di una partenza danarosa.

In the box - @augustociardi75