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La penna degli Altri 24/04/2026 09:01

La presenza e la gratitudine

Mourinho, poi De Rossi e adesso Ranieri. Una leggenda mondiale e due figli di Roma e valori della Roma bruciati nel giro di sei anni. Qualcosa non funziona ancora nella gestione dei Friedkin, una delle più prestigiose e ricche proprietà del calcio.
L'assenza, la distanza non funziona, cosi come in passato non funzionò l'autonomia garantita a termine a manager, avvocati e ds il più delle volte indicati dai cacciatori di teste. Gli americani pagano sempre profumatamente per i loro errori, ma gli effetti si ripercuotono inevitabilmente sui risultati della squadra e sulle professionalità più alte. Ci sono volute addirittura due settimane per chiudere con Ranieri, dopo le dichiarazioni rilasciate a pochi minuti da Roma-Pisa. E sono state due settimane di voci, prese di posizione, divisioni nette, fastidi, incazzature, tormenti, di ho saputo che e invece… Ieri, al termine di 48 ore di riflessioni, la Roma e Ranieri, verosimilmente assistito dall'avvocato Grassani, sono giunti alla conclusione che fosse meglio separarsi. I Friedkin hanno scelto Gasperini, ma cercando di individuare una formula che non danneggiasse l'immagine del club e di chi la scorsa stagione tolse loro le castagne dal fuoco. Una consensuale di forma, insomma. Visti i riscontri ottenuti, credo che Claudio si sia pentito dell'uscita scomposta, intempestiva e critica nei confronti dell'allenatore, anche se ha sempre sostenuto di averla fatta "per il bene della Roma e per salvaguardare i giocatori". L'incompatibilità tra i due, che non si era manifestata nei mesi precedenti, è emersa tutta in una volta imponendo una conclusione radicale: Ranieri o Gasperini. La Roma è una cosa seria, hanno ricordato i tifosi. Per gestire certe incomprensioni sulle scelte importanti, sull'ordinario e sullo straordinario, per "sorvegliare" i caratteri forti serve sempre la mediazione di gente esperta e competente. Non dico un Marotta, ma quasi. E non basta cercarlo insistentemente: bisogna trovarlo. Come diceva Enrico De Nicola, il nostro primo presidente della Repubblica, la gratitudine è il sentimento del giorno prima. La gratitudine è un bel sentimento, persino doveroso, ma è ricattatoria, funerea e un po'inutile. Non c'è giocatore o tecnico del passato che una volta sventolato davanti all'opinione pubblica abbia mai avuto un vero ruolo operativo o sia contato qualcosa. Ornamentale come sarebbe Totti, ennesimo tassello in stile Silvia Salis, panem et circenses, da dare in pasto al pubblico pagante e alla dose di ipocrisia che il sistema pretende, oppure parlanti e non abbastanza potenti da guidare il processo. Forse Gasperini non diventerà Ferguson, ma nella testa dei
Friedkin Ranieri non avrebbe mai potuto diventarlo. Se ne va per questo, soprattutto per questo.

(corsport)