La penna degli Altri 24/05/2026 08:25
L'ultima curva
IL TEMPO (L. PES) - L'ultimo passo, l'ultima curva. A novanta minuti dal ritorno nell'Europa dei grandi la Roma di Gasperini ha un solo risultato a Verona per non dover aspettare i passi falsi di qualcuno: vincere. Stasera al Bentegodi (fischio d'inizio ore 20.45, diretta Dazn), i giallorossi dopo otto anni hanno il match point per rivivere il sogno Champions alla prima stagione del tecnico piemontese nella Capitale. «Sarebbe un traguardo importante per la società, per la città, per i tifosi, per la squadra e per i giocatori, un traguardo che manca da anni. Dipende da noi, non dobbiamo dipendere da altri. Quest'anno, è vero, ce lo siamo posti quasi come un traguardo superiore a quello richiesto, ed è stata una locomotiva per una spinta continua a non mollare mai, a cercare di andare oltre i nostri limiti e possibilità. Era anche un obiettivo che tutti avvertivamo, quello che voleva la gente, per renderla felice». L'uomo che l'ha voluta più di tutti (la società a inizio stagione non aveva posto il traguardo nelle prime quattro essendo la prima annata) è lo stesso che ci ha creduto più di tutti e che questa settimana ha rinviato ogni discorso sul futuro: conta solo Verona. La presenza della proprietà negli ultimi dieci giorni è stata un fattore determinante per stessa ammissione del tecnico. E questa sera Ryan Friedkin sarà al Bentegodi al seguito della squadra. «La presenza della proprietà è fondamentale. Aiuta a evitare situazioni spiacevoli in un ambiente di lavoro, dà forza alla squadra e all'ambiente e consente risposte chiare e più veloci rispetto al passato. La scommessa è avere maggiore continuità nella presenza. Spero che anche il risultato positivo di domani possa contribuire a una Roma compatta, forte nei propri progetti e idee, sbagliando anche, ma con un obiettivo comune. La loro maggiore presenza può sicuramente aiutare in tutto questo». L'allenatore di Grugliasco è uno specialista. Cinque qualificazioni alla Champions in nove stagioni all'Atalanta (senza considerare che il primo anno arrivò quarto ma si qualificavano ancora tre squadre) e una lotta vissuta sempre da protagonista sbagliando poco o nulla e chiudendo con i suoi tipici sprint finali. Così la Roma è tornata artefice del proprio destino dopo un mese di marzo costellato di delusioni dal pari beffa con la Juve ai ko di Genova e Como fino all'amara eliminazione dall'Europa League. Ma adesso l'obiettivo è un altro: tornare a giocare nel palcoscenico più luminoso che esista. «La differenza tra andare e non andare è notevole. L'aspetto economico permette di avere più margine sul mercato, di attrarre giocatori dall'estero perché la Roma gioca in Champions e diventa ambita. Anche i giocatori traggono beneficio, valorizzandosi giocando in Champions e raggiungendo questi traguardi. C'è poi l'aspetto emotivo: è una grande soddisfazione far parte dell'élite europea e delle prime quattro squadre italiane, un'esperienza che gratifica». Capitolo formazione. Gasp se la vuole giocare con i migliori. Per questo Koné, che non è al cento per cento, partirà dalla panchina. A sostituirlo pronto El Aynaoui, favorito su Pisilli. Per il resto spazio agli attaccanti: Soulé completerà il tridente con Malen e Dybala mentre in mediana col marocchino agirà Cristante. Celik e Rensch saranno gli esterni e Ghilardi completa il terzetto con Hermoso e Mancini davanti a Svilar. Col gruppo hanno viaggiato anche Pellegrini e N'Dicka nonostante l'indisponibilità. Forfait invece per Wesley, anche lui nella lista dei partenti seppur squalificato, che non è al meglio fisicamente. Tutti uniti per un solo obiettivo. Per un sogno ancora mai vissuto dai Friedkin e atteso otto anni dai tifosi. Prima i tre punti poi, eventualmente la festa e il futuro. Dai rinnovi al ds, con D'Amico in pole position, tutto sarà più chiaro da domani. Stasera solo un imperativo. Vincere, ad ogni costo.
